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la critica

Tratta la natura con acuta sensibilità, critica e poetica: emblematiche le marine ed i tufi gialli dei Campi Flegrei.
Il suo lavoro è una continua ricerca, nelle sue opere c’è innanzitutto l’uomo con le sue aspirazioni e le sue debolezze, con le sue lotte e le sue angosce ; ci sono i drammi secolari irrisolti dell’umanità.
La sincera voglia di comunicare, di non lasciare dubbi in chi vuole vedere e ascoltare, le sue tele continuano ad essere un discorso leale e franco,a conferma del suo interiore tormento per le sorti dell’umanità, per richiamare l’uomo alla realtà della vita, per ricondurlo alla sorgente dell’amore, fonte perenne dell’essere.

                                                                                                     On. Prof. Giuseppe Scotto di Luzio
                                                                                                 Assessore alla Cultura del Comune di Bacoli



Raffaele Bocchetti è pittore di fine cultura, anche se si rifugge da formule e formalismi alla moda.E’ artista flegreo, cioè di una regione che è universo dello spirito e infinito mitico e leggendario. La coerenza è il segno vero della sua vocazione, la coscienza esatta del suo talento si traduce nella maturità di un linguaggio forbito, al di là di ogni tentazione oleografica, che la sua terra magica e sensuale per verdi e azzurri crepitanti, propone con scenari di colori preraffaelliti. Il suo è un pennello delicato, si muove sulla tela con tocchi di una pudica morbidezza come quella dfi un minuetto settecentesco.Da zone scomposte di tonalità “cezanniane”, con gialli espansi intorno ad arancioni di un sole disfatto, emergono i sogni di desideri antichi: i trionfi esuberanti dell’archeologia con la tenerezza dei timbri e i registri di luci accattivanti, tra festoni vivi di una natura irriducibilmente tenace a non morire. L’incanto onirico di occhi abbacinati è lo stesso dei cavalli, che annusano irrequieti una libertà, che è ansia di correre felici nel mondo, non solo dell’uomo. Senza minacce, senza catastrofi.
L’ondivaga memoria smeriglia nel tempo le nostalgie del tepore di lontane età, come quella delle carrozzelle, e di dolcezze femminili, piazze e campanili orfani di suoni e di grida come nella lunga notte di quando il mostro ghermì la spiaggia del bradisismo emerso.
Bocchetti è pittore puteolano, con la musica dei vulcani nelle vene e l’occhio smanioso proiettato tra le vibratili atmosfere di albe gremite d’uccelli e di barche cariche di canzoni. Cielo e mare di un destino che penetra nell’anima solitaria di quest’artista, che se spazia anche tra i paradigmi delle geometrie e dei contrasti delle dissonanze, non si smarrisce. Rimane se stesso, col suo bagaglio di esperienze e di ambizioni giuste, come quelle dell’artista. Fuori l’uomo invita a meditare e a non evadere nelle campane di vetro protettrici. Le mostre di Bocchetti sono anche un messaggio di fede nell’avvenire, con un monito a non sciupare tutto quanto abbiamo di bello sotto gli occhi: la natura e la storia.Sono così intense le emozioni che pervadono questo artista che non sfugge ad un attento osservatore che la sua pittura trova fondamento in un vibrante  animo poetico.

                                                                                                                     Gianni Race
                                                                                                         Scrittore, Storico e archeologo



Poeta si nasce: Tanto viene tramandato all’uomo da sempre di generazione in generazione. Se è vero, com’è vero, che poeta si nasce, noi crediamo che anche, qualche volta, pittori si nasce. E questo convincimento è scaturito dall’avvicinamento alla pittura di Raffaele Bocchetti e dall’incontro col pittore stesso.
Nella pittura di Raffaele Bocchetti si ritrova sempre una continua aderenza al suo inconfondibile stile pittorico, una poesia, una dignità di espressione colorica, che attinge luci ed ombre dalla realtà di cose viste, di figure e di paesaggi, di visioni ideali, passate attraverso un filtro di artista schietto, che hanno radici profonde nella costante partecipazione dell’artista alla vita della società in cui vive.
Sia che egli ritragga profili, nudi o volti di donna, sia che rimarchi sulle tele scorci paesaggistici, la sua mano ed il suo tocco cromatico, nervoso ma sicuro, risaltano severi e predominanti, come sincere vive proiezioni del suo interiore travaglio di attento osservatore della vita che gli fluisce intorno.
Dalla vasta produzione artistica di Bocchetti traspare chiaramente un sempre crescente miglioramento di se stesso nel tempo, il superamento continuo di una tecnica sempre più affinata e di una alchimia di impasto tutte singolari, che promanano al pittore dalla sua vibrante sensibilità e valentia.

                                                                                                                Prof. Felice Menna
                                                                                                           Giornalista e Critico d’arte



Un impasto appropriato gli permette una coloristica pura, un ottimo disegno di interpretare il vero facendo partecipare anche l’idea.
Non mancano soggetti ecologici e qui l’uomo giunge troppo tardi come in effetti accade nella realtà.
Raffaele Bocchetti si è maturato nel modo migliore, con grande dignità, senza mai sottostare  ad imposizioni di moda o di critica imponendosi con le sue pennellate vigorose, decise e spontanee, col suo impegno culturale e sociale.


                                                                                                        Dott. Guido della Martora
                                                                                                    Giudice, giornalista e critico d’arte



Raffaele Bocchetti è un vero artista, e la sua sensibilità non comune lo rende grande, come pittore e come uomo. Come pittore perché utilizza un’ alchimia affascinante, del tutto singolare e difficile da imitare; come uomo perché la sua sensibilità, sempre attenta al mondo che lo circonda,  lo fa vivere al di fuori di ogni schema di ogni paradigma e al di sopra di tentazioni di superbia. Questo convincimento scaturisce dalla profonda conoscenza di questo artista.Egli arricchisce di nuovi spunti un neo-impressionismo di trasparenza surreale e costruisce le immagini con sciabolate di colore dal ritmo nervoso che fanno trasparire dalle forme il loro animo sensuale. All’amico e compagno di tanti momenti d’arte vanno le mie felicitazioni e gli auguri più affettuosi di un ampio e giusto riconoscimento della  sua arte genuina.


                                                                                                                 Prof. Antonio Bertè
                                                                                                                   Pittore ed amico



….. Raffaele Bocchetti è un artista completo: senza timore di sbagliare, lo definirei il poeta, il musicista della pittura. E’ proprio dalle forme dai dipinti di questo artista che giunge all’animo dell’osservatore il suggerimento, il messaggio di  ambienti surreali di favole già vissute, armonie di suoni intensi e dolci allo stesso tempo…..

                                                                                                                   Renato Carosone
                                                                                                            Pianista, Compositore, Pittore



Le prospettive dell’arte come impegno e cultura e l’esigenza sempre più sentita di significare, nell’humus socio-ambientale, l’anelito di rappresentare la progressiva coscienza di una condizione umana soggetta alla logica inesorabile del presente, alla crescente solitudine umana, alla delusione che preclude il futuro, sono le radici simboliche che alimentano la mappa psicologica della pittura di Raffaele Bocchetti.
Una pittura dunque che, senza imposizioni, senza esagerazioni ossessive , fobiche, angosciose, senza le forzature figurative con le quali talvolta si cerca di esorcizzare il tormento quotidiano, sul filo armonioso della meditazione e dell’umanità esalta sensazioni cromatiche, vigore espressivo, messaggio visivo che s’estende dal cuore dell’artista allo spazio paesistico con mutuo interscambio.
L’osmosi tra uomo e territorio, l’esaltazione della figura femminile, i valori della libertà e della sensualità che hanno piena espressione nella raffigurazione del cavallo privo di briglie acquistano valore poetico nell’arte di Raffaele Bocchetti specialmente allorché opera nella Dicearchia e nel territorio flegreo e ne sente tutto il fascino, la fertile spiritualità, la nostalgica coscienza di un favoloso patrimonio ambientale, ogni frammento sullo sfondo intessuto di smagliature e contraddizioni.
L’artista maturato attraverso una figurazione sempre più essenzializzata, resa sempre più libera dagli schemi di un repertorio tutto personale, affronta i grandi temi dell’umanità, prendendo a pretesto fatti e personaggi che al di là di ogni compiacimento formale si connotano in una sintassi, forte di una conoscibilità più vasta.
I temi ricorrenti, l’infanzia, il sole perenne, il mare, la donna, il cavallo, gli azzurri dell’avventura  e della nostalgia, i paesaggi con il loro contenuto realistico, rappresentano la continua ricerca di razionalizzazione e di realizzazione, un’ansia di rinnovarsi dentro che pervade ogni momento descrittivo.
Le istanze più vive della dignità vengono ristabilite nel frammento che vuol dire sicurezza di valore e di convinzione, rigore riflessivo, certezza culturale.
Il dato vivo e vibrante nei suoi colori prettamente solari, corposi, violenti, mediterranei, è sublimazione di un eterno contenuto espresso dall’ansia di superare la prigionia del reale.
Bocchetti arricchisce di luce, di porpore di gesti emblematici le belle pennellate dei paesaggi e nell’atmosfera elevata, intelligenti, spicca nella sua ricchezza indecifrabile la coralità dei fermenti spontanei e naturali che contrastano spesso con la corruzione della società, con la evidenza ideologica, con la durezza delle esperienze.
                                                                         
                                                                                                                     Angelo Calabrese
                                                                                                Docente di lettere e filosofia, poeta, critico d’arte




SGUARDI SULLA VITA - recensione di Angelo Calabrese - circolo " la staffa" giugno 2012

Nel tempo dell’incertezza e dell’incubo dell’imminenza, nella complessità di un mondo impredicibile, metamorfico in accelerazione, un sensibile poeta del verso e della pittura, due colpe felici praticate fin dalla prima gioventù, cerca i luoghi del desiderio dove l’Eterno diventi cosa viva.
Non è agevole impresa dove i giorni si susseguono sempre più intrisi di dolore, dove le grandi suggestioni liriche sono state dissipate con i frantumi dei riferimenti crollati, in caduta verticale, oltre il sipario del secolo breve. Il postumano e le sue conseguenze, il dissidio incolmabile tra natura e cultura, il delirio dell’onnipotenza della scienza, separata dalla coscienza, che resta intanto unica progressiva certezza,hanno determinato una omologazione massificata che ha sottratto agli uomini, auspicati umani, la testa per pensare, le mani del fare e i piedi rivolti a mete sicure. Quindi si abita impoeticamente lo spazio asfittico ed invivibile delle città affollate da inesorabili solitudini. Lo stesso ineludibile divenire metamorfico, celato in apparenza dai ritrovati della chirurgia plastica i portentosi ritrovati della genetica, della robotica e dall’uso esteso delle irrinunciabili protesi, hanno contribuito a contendere alla natura il dono di un corpo che, attraverso il pensiero, si fa strumento di conoscenza. Siamo nella preistoria della scienza: i portenti si verificano all’ordine del giorno, ma la poesia, che pure è principio della vera scienza ed è alimento delle Muse tutte e quindi di tutte le arti, è diventata marginale rispetto alla filosofia, alla cultura, alla scienza.Le arti visive, specie quelle non coniugate al sociale, sono escluse dal fruire della storia. Alla creatività, mai come ora, è stato concesso di sbizzarrirsi tra esiti tautologici e ripetitività di epigoni ostinati all’imitazione di prodotti accettati dai mercati.
Raffaele Bocchetti, di cui ho goduto la fraterna amicizia e il conforto di comuni ideali ancora prima che sopraggiungesse la cosiddetta sartriana età della ragione, ha, dopo l’antologica tenuta recentemente in Castel Nuovo, scelto di tuffarsi nei colori del mare e della terra flegrea. Ha voluto il dialogo ravvicinato con le onde dell’incessantemente mosso che s’ammanta di colori incomparabili, con l’infinito metamorfico delle nuvole e dei cieli che celano, con il sole che esalta con la sua luce i vari cromatismi di cui si vestono le terre con le case antiche e i ruderi di fasti di civiltà di cui non siamo sempre degni eredi.
Ha reso omaggio alle memorie radicate, ai ricordi, che ridonano al cuore argomenti d’umanissimo sentire. Bocchetti ha colmato di luci le sue marine, i suoi scorci ripresi dal vivo in un palpito di vita vissuta, intatta nella storia personale e presente nei giorni di tutti. Nella sua terra si domano ancora i cavalli; sono l’orgoglio di chi li alleva e non è raro incontrarli proprio sulla riva del mare. Li ho visti di recente e il pensiero è volato al tempo celebrato dai miti degli eroi che diedero nome alle spiagge e ai campi celebrati dalla storia. Insomma l’amico Bocchetti che già da tanti anni mi faceva leggere i suoi versi, metafore di sentimenti  che avrebbero poi trovato il giusto respiro sulle tele sempre fervide di moti energetici, ha voluto, tra fisicità della luce e fervore di segni, guardarsi intorno, tracciare e rendere palpitanti vere e proprie mappe del sentire profondo. La sua arte ci invita a non perdere quella circolarità che coniuga e raccorda con un filo d’oro magnificenza di natura, infanzia da cui tutti veniamo, dignità di storia, case degli uomini, voglia di libertà, modalità conoscitiva e mistero. Bocchetti, che pure continua a dare buone prove nell’espressionismo astratto, questa volta ha inteso dipingere il presente della memoria. Si è verificato. Chi ha potuto leggere i suoi versi, si è reso conto che quelle vivide pennellate vigoreggiano come l’immaginario che ritrova i cari luoghi del cuore. Nelle opere della presente rassegna l’artista non propone denunce, non recrimina, non allude minimamente agli orrori della cronaca quotidiana e perpetua: evoca il presente mai perduto. Il suo è un monito che invita a ritrovarsi. Il figliuol prodigo, può rialzarsi e recuperare dignità, ruolo, orgoglio civile. La natura prodigiosamente sa rinnovarsi; sa ribellarsi, ma anche farsi amare dagli uomini umani che non hanno perduto la più eletta delle doti celesti. Gli sguardi sulla vita impegnano ai valori vitali dove dove  hanno più vita, alla voglia di dialogo tra uomini umani persuasi a non dissipare fino al punto di non ritorno la ricchezza di cui sono depositari per affidarla al tempo della continuità.

                                                                                                                                                                                                                          
                                                                                                                                        

 
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